Turin – Turinì 2014

agosto 26th, 2014|Categories: Itinerari|Tags: |

Primo giro in compagnia degli amici del forum Mx5Italia , tante Mx5 e qualche altra auto a “sorpresa” con partecipanti da piemonte, lombardia, svizzera e montecarlo.

Si parte dal Museo dell’auto di Torino, tanto per restare in tema con la passione che ci accomuna e si imbocca l’autostrada Torino Savona direzione Cuneo. In questa mattina domenicale il tempo ci regala una giornata senz’acqua per cui si viaggia tutti capelli al vento con le capottine giù (mi perdonino i pelati). Si procede in fila ed ordinati, anche se non è sempre facile tenere il gruppo unito neanche in autostrada. si sa, ogni tanto ai cavalli piace andare al galoppo e bisogna lasciarli sfogare un po’.

Itinerario Google Maps

Arriviamo senza problemi e senza sigarette al Colle di Tenda dove ci aspetta uno stretto oscuro tunnel. Così stretto che il traffico è regolamentato a senso unico alternato e bisogna aspettare un po’ perché tocchi il nostro turno.

Non aspettiamo molto ed entriamo finalmente nel tunnel. Qualcuno verifica le tonalità dello scarico approfittando della “caverna” insonorizzata, qualcun altro cerca di evitare le gocce d’acqua che scendono dalle stalattiti.

Fuori dal tunnel (caparezza docet), dopo qualche km ci tocca un’ora di coda a causa di un brutto incidente. Ne approfittiamo per assalire i nostri panini, stappare le nostre bottiglie e fare quattro chiacchiere mentre il sole francese ci cuoce come braciole.

Si riparte. Prima sosta programmata della giornata Sospel per incontrare alcuni equipaggi che arrivavano dalla liguria. Intasiamo una via del paese per buoni 20 minuti e neanche la gendarmerie ci fa segno di fare un po’ d’ordine … ma io non ci riproverei!

Si riparte, il gruppo di Mx5, un Maserati Granturismo partito con noi da Torino ed una Kit Car che si è appena aggiunta. Spiegare cosa sia una Kit Car è cosa complicata ma il succo importante è che pesa solo 400Kg, che ha il motore di una moto (in questo caso di un CBR 900) e che i due passeggeri sono seduti in due gusci di plastica stretti e scomodi indossando caschi integrali perché non c’è né tetto né parabrezza. In una parola … DIVERTIMENTO!!!

Il gruppo si snocciola composto, ognuno va come gli piace. Si sale per il Turinì, luogo simbolo del Rally di Montecarlo. A pensare che loro lo fanno su neve e ghiaccio a Gennaio mi viene la pelle d’oca! La strada è stretta e tortuosa, un po’ troppo stretta ed un po’ troppo tortuosa per i miei gusti. Si arriva in cima al colle dove, per informazione, non c’è nulla! cioè … c’è un baruccio pieno di foto dei rally, c’è un parcheggio pieno di Subaru Impreza che tengono compagnia ad una Rolls Royce ed altre amenità motoristiche, ma non aspettatevi una vista panoramica o uno scenario da cartolina, perché non c’è! Si scappa in fretta …

Si scende, la strada sembra la gemella di quella a salire, solo con qualche tornante in più. Ma tanto c’è traffico e non ce la godiamo troppo.

Siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia e puntiamo alla prossima sosta ad Isola concedendoci una “breve” sosta rifornimento per abbeverare tutte e 18 le auto del nostro gruppo, come uno sciame d’api sul distributore di miele! ^_^

La strada personalmente ancora non mi emoziona anche se ci sono dei momenti dove è possibile allungare un po’ di più, per fortuna il bello deve ancora venire.

Da Isola in poi lo scenario asfaltico cambia, la strada si allarga un pochino, il traffico si riduce ed il gruppo è molto sgranato, cosa che permette ad ognuno di noi di interpretare la strada come meglio crede e divertirsi un pochino di più.

Lo scenario al Colle è da lustrarsi gli occhi, finalmente un bello scorcio montano e brullo di quelli che piacciono a me, mentre tutte le “Miatine” respiravano aria buona a pieni polmoni tutte con il cofano aperto. o.O

Ci salutiamo, è ora che ognuno prenda la sua strada per il ritorno a casa. La discesa dal Colle a Vinadio è forse stato il mio prezzo preferito, panorama mozzafiato e strada veramente piacevole.

Da Vinadio in poi praticamente è noia … Demonte, la valle Stura e poi verso Cuneo e Torino in autostrada … per un totale di quasi 500 Km.

Ringrazio Gianni l’organizzatore e tutti i miei compagni di viaggio, di cui mai ricorderò tutti i nomi, simpatici e soprattutto molto corretti nella guida.

E’ stato un vero piacere far parte di questo gruppo!

P.s.

Se avete due giorni una sosta a Vinadio per spezzare il viaggio meriterebbe, sia per le terme che per il Forte di Vinadio che è spesso luogo di eventi o mostre.

GroßGlockner Hochalpenstraße (AT)

luglio 10th, 2009|Categories: Itinerari|Tags: , |

Beh, gita, doveva essere la prima tappa delle mie vacanze estive del 2009, solo che si è rivelata l’unica per cause di sfortuna varia, per cui si è trasformata in un bellissimo tour di 3 giorni in terra austriaca.

Ma partiamo dall’inizio, chi la conosce sa di cosa sto parlando, ma cos’è la GroßGlockner Hochalpenstraße?

Il GroßGlockner con i suoi 3978 m è la montagna più alta d’Austria, e la GroßGlockner Hochalpenstraße è la strada panoramica che le passa accanto, e che fa una puntatina al suo ghiacciaio, il Pasterze.

Alcuni la definiscono la più bella strada motociclistica d’Europa. Bella lo è sicuramente, curata e immersa in un paesaggio incantevole che quasi ti costringe ad ammirarlo invece che pensare alle curve; io mi sono trovato ad andare a passeggio come raramente mi capita sulle strade di montagna. Da non dimenticare: è una strada privata a pagamento – anche abbastanza cara -, ma è uno di quei posti in cui bisogna andare, assolutamente.

Per avvicinarmi a destinazione, una volta presa l’Autostrada del Brennero direzione nord, sono uscito a Bressanone ed ho proseguito per la Val Pusteria. Per entrare in Austria ho scelto Passo Staller (invece del più trafficato Dobbiaco), un passettino talmente stretto che la strada è a senso unico alternato a quarti d’ora, con dei semafori che regolano salita/discesa e lasciano a tutti il tempo di liberare la strada prima di aprirla al traffico inverso (per me una genialata da applicare in molte strade, così da non trovarsi un Hummer all’improvviso dietro ad una curva). Scollinati in Austria si inizia a scendere, ed io ho fatto sosta a Lienz, graziosa cittadina anche ben fornita di meccanici e ricambisti (lo dico per esperienza).

Secondo giorno dedicato al Gross. Non è che mi fosse proprio chiara la strada per raggiungerlo… così alla fine ho preso la strada 107 ed ho incrociato le dita. Era quella giusta! Si sale per prati e monti, in paesaggi da Heidi e caprette. All’inizio anche un po’ monotono. Ma che avrà mai di speciale ‘sta strada? boh! Poi si arriva al casello, si paga (chiedete anche per il ritorno sulla 108, che c’è lo sconto) e inizia lo spettacolo, la strada sale e le montagne si aprono, inizia il divertimento! Panorama tutto da gustare, ed il bello è che non dura solo per poche curve: si sta parlando di una strada che copre una lunghezza di 50Km!

Adesso se non avete studiato bene la cartina ed i punti di osservazione c’è un problema: c’è una rotonda… da che parte si va? Seguo il flusso (in realtà c’era pochissima gente) e arrivo al punto di osservazione Kaiser Franz Josef. Qui vi trovate di fronte al GroßGlockner e praticamente sopra al suo ghiacchiaio, il Pasterze, che tra le altre cose è il più lungo ghiacciaio delle Alpi Orientali. Per me è tempo di prendere un caffè e godermi il panorama… (n.d.a. quello dietro è il ghiacciaio… ma non vi metto una sua foto per non togliervi il gusto e la curiosità di andare a vederlo dal vivo)

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E’ ora di continuare, la strada è ancora lunga. Si torna indietro e alla rotonda di prima si prende l’altra strada. Sempre curve, sempre paesaggi incantevoli, sempre montagne. Questa volta si arriva all’Edelweiß, terrazzino panoramico con visuale a 360 gradi su più di 30 tremila (n.d.a. 30 vette che superano i 3000m). Sicuramente uno spettacolo unico nel suo genere. Anche qui relax panoramico e caffè…

Gross-3

Gross-4

Si scende. Dopo ancora molte curve, torno su una statale di pianura: dritta grigia e triste. L’obiettivo è tornare a Lienz passando dalla 108, la strada montana a grande scorrimento che passa dall’altra parte del GroßGlockner. Intanto che sono qui, ne approfitto per vedere com’è; so solo che c’è un tunnel e che riporta verso “casa”.

Il primo commento quando la imbocco è “ommamma, ma questo è meglio di un parco divertimenti!!!”. Sì, immaginate una strada di montagna a due corsie, modello autostrada ma molto sul “mosso”. Non sto neanche a dirvi quanto c’è da godere a farla dopo aver fatto l’altra guardando i panorami.

Il resto è noia. Arrivo a Lienz e mi sposto per la mia seconda tappa, la Nockalmstraße, strada panoramica che poi non percorrerò causa maltempo. Anzi tornerò direttamente a casa. Ma vicino all’ingresso della Nockalmstraße, c’è però una strada che a salire sembra nulla di che, ma a scendere regala emozioni da montagne russe: curve su una strada con il 23% di pendenza. Mi raccomando, cercatela ma affrontatela con cognizione. Con quella pendenza i freni non funzionano come ci aspetteremmo…

Un altro ed ultimo consiglio, prima di partire: ricordatevi di valutare le condizioni meteo. Questo è uno di quei posti dove può nevicare anche ad agosto, per cui informatevi prima.

Il sito ufficiale del “parco giochi”, è il seguente: http://www.grossglockner.at/it/, e vi potete trovare anche i link per le altre strade alpine. Se ci andate magari fate un fischio, io ci torno molto volentieri!

Lanzo / Viú / Lago di Malciaussia

luglio 25th, 2008|Categories: Itinerari|Tags: , , , |

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Penso che molti conoscano Viú, localitá delle Valli di Lanzo e che dá il nome ad una delle 3 valli (Val di Viú), ma forse pochi sanno quale posto meraviglioso ci sia dopo pochi chilometri ed un pó di fatica.

Mappa03_Viú

 

Arrivati a Lanzo (dalla SP1 che é la strada che parte da Venaria e costeggia la Mandria o dalla SP2 che unisce Caselle a Lanzo), si prende la strada che porta verso le valli (c’é un punto che le unisce tutte e 3) e poi si devia sulla sx sulla SP32. La strada che porta a Viú é molto bella, unisce tratti lenti e veloci, dove per buona parte é stato appena rifatto l’asfalto.

E’ un piacere guidare su questa strada. soprattutto in settimana quando non c’é praticamente nessuno, mentre durante il week-end, come succede su altre molte strade, é scambiata per un circuito dove i motociclisti vanno a sfogarsi.

La strada é pericolosa se non la si conosce (ci sono alcuni passaggi su ponti molto stretti e molti punti ciechi), ed é attentamente sorvegliata dalle Forze dell’Ordine (attenzione anche al pezzo tra Lanzo a l’inizio delle valli, il velox lí é di casa sempre). Se accettate un consiglio, godetevi la strada ed il panorama, senza strafare troppo … ve lo dice uno che é stato fermato per una sciocchezza ma a cui volevano stracciare la patente seduta stante. Poi si é risolto con una “tirata” d’orecchie, ma non sanno piú come far fronte alle orde barbariche che invadono valli e paesi.

Arrivati a Viú non c’é molto da fare o vedere, si prende un caffé, si fanno quattro chiacchiere con gli altri motociclisti ma molto di piú non c’é ed allora si prosegue, verso un posto di notevole bellezza ma che presenta qualche insidia a livello di guida.

Dopo Viú si va praticamente sempre dritto seguendo la strada principale (sempre SP32). Si passa il bivio per il Col del Lys e si va sempre avanti. Strada meno emozionante ma anche piú “tranquilla” per altri punti di vista. Andando avanti si trovano paesi e borgate, onestamente non mi sono mai fermato e non mi sembra esserci molto di interessante. Si arriva fino ad Usseglio, il paese piú grande dopo Viú che incontriamo sulla strada. Io qui faccio sempre una sosta, non c’é molto neanche qui ma mi rilasso prima di “arrampicarmi” verso la destinazione.

Attenzione, una volta c’era un distributore di benzina dopo Usseglio, ma da un pó non esiste piú, e l’ultimo si trova appena prima di Viú, se avete il serbatoio che suona vuoto, ricordatevi di riempirlo, perché poi dovete fare circa 50/60 Km tra andata e ritorno.

Lasciamo Usseglio, ad un certo punto c’é un cartello che indica Malciaussia 6Km, qui inizia il tratto piú delicato. Ci sono dei pezzi di strada praticamente a senso unico alternato (due macchine insieme non ci stanno), ma invece quando passiamo noi motociclisti é come se ingombro non ne avessimo e le macchine a volte non rallentano neanche un pó per farci passare.

Dopo poco inizia la salita, molto particolare, ricca di tornanti strettissimi, ma soprattutto con una pendenza notevole a salire (un pó tipo lo “scalone” per salire al Moncenisio, ma quella in confronto é un’autostrada !!!). La cosa é impegnativa, non si vede chi c’é dietro i tornanti e soprattutto con le stradali non é uno scherzo. Per fortuna (o sfortuna, visto che io adesso mi ci diverto) dura solamente 2/3 Km con anche alcuni pezzi di dritto. Alla fine della salita, si apre davanti a noi uno dei piú bei panorami che secondo me di possono vedere nelle valli di Lanzo da una strada aperta al traffico, mi emoziona tutte le volte che ci torno, e lo faccio molte volte all’anno quando la strada é aperta (transitabile solamente d’estate).

La strada finisce presso il Lago di Malciaussia, un lago articiale creato da una diga. Non molto esteso, ma ha il grandissimo pregio di non essere un posto cosí trafficato anche vista la strada (piú di un’automobile non arriva alla fine) ed é sempre abbastanza tranquillo. Se siete fortunati si riesce anche a vedere il Rocciamelone, e comunque il posto é molto bello per passare una giornata tranquilla magari a prendersi il sole in montagna. C’é un bar/ristorante con anche alcune camere, per gli appassionati di montagna penso partano alcuni percorsi ma essendo io molto pelandrone non ho mai indagato … ;)

Dopo essersi rilassati é ora di tornare a casa, la strada é quella dell’andata, ma i tornanti stavolta sono in discesa, e si vede benissimo chi sale, visto che di tornanti se ne vedono 3 o 4 tutti insieme !!! Non voglio intimorire nessuno, ma un pó di strizza é normale, soprattutto se non si é praticissimi di strade di montagna. Diciamo pure che non é il posto piú consigliato per imparare … ;)

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Come vedete dalle foto io ho trovato una giornata abbastanza grigia, ma il giro merita comunque anche se non vorrei mai trovare la pioggia.

Colle del Nivolet

luglio 15th, 2008|Categories: Itinerari|Tags: , , , |

Sono in ferie, quasi quasi vado a farmi un giro, ma non troppo lontano perché ormai é tardi. Sissí, faccio che andare al Nivolet, il sole c’é e non dovrei trovare sorprese come altre volte che ci ho provato (freddo polare, vento, strada chiusa).

Ad essere onesti la strada non mi fa impazzire, anzi, ma i posti sono magnifici.

Per chi non ci é mai stato alcune info e la mappa :

Mappa02_Nivolet
Link Google Maps : Clicca qui

Ho messo come punto di partenza Rivarolo, per chi arriva da Torino penso sia un passaggio obbligato, da Pont in poi non ci sono piú dubbi, c’é una strada sola e non c’é pericolo di perdersi … ;)

Come si vede dalla cartina si costeggia per parecchio il Parco Nazionale del Gran Paradiso fino a poi entrarci arrivando a Ceresole Reale. Ceresole merita giá di suo un giro, molte volte é la mia meta soprattutto nelle giornate estive. Caratteristica principale é il lago, in realtá artificiale in quanto é l’invaso di una diga (come quello del Moncenisio). Zona tranquilla, giá parte del parco, non c’é mai troppa confusione (io non l’ho mai trovata almeno) ed é veramente un toccasana per passare mezza giornata fuori dalla cittá.

Appena dopo Ceresole parte la strada che sale per il parco e porta al Nivolet. Attenzione, d’estate la strada é chiusa nei giorni festivi, durante i quali si é obbligati a salire con una navetta. Nei giorni feriali invece la strada é aperta (resta chiusa nel periodo invernale da Ottobre a Maggio, ma le condizioni meteo posso far desistere anche in piena estate)

La prima tappa é alla diga Serrú, a quota circa 2200 metri, questa la vista della strada (in realtá ben prima della diga, ma ero fermo perché avevano chiuso la strada per 10 min) :

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Poi si inizia a salire veramente, e si incontrano un’altra diga ed alcuni laghetti naturali :

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Un passaggio molto particolare é quello evidenziato dalla freccia, da una parte della strada c’é l’acqua ma dall’altra … non c’é nulla, da provare !!!

ktm_nivolet_080715_02_Freccia

Le foto sono state prese dal punto piú alto della strada (sfiora i 2700 metri di altitudine), ma si puó andare avanti ancora un pó, dove c’é un rifugio ed un altro lago :

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La cima che si vede al fondo é spettacolare, é come fosse colorata, non mi esprimo sul suo conto (penso sia il Gran Paradiso), ecco un dettaglio:

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La strada qui finisce, volendo si puó continuare a piedi. Continuasse la strada si potrebbe arrivare in Val d’Aosta (in realtá siamo proprio sul confine). Sentivo raccontare oggi che alcuni stranieri si sono inoltrati fin qui convinti di poter arrivare a Courmayer, le loro mappe probabilmente non erano abbastanza dettagliate e non si sono accorti che un pezzo di strada manca.

Se si ha voglia di fare tante curve (dimenticatevi le protezioni a bordo strada) e vedere paesaggi spettacolari, il Nivolet fa per voi, se capitate in zona é sicuramente un posto da visitare.

E poi ci sono degli animaletti che sono sempre felici di salutare

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Al prossimo giro // Ciao

Monginevro / Galibier / Moncenisio

giugno 27th, 2008|Categories: Itinerari|Tags: , , , |

Finalmente é arrivato il giorno, non sono reperibile sul lavoro ed é uscito il sole dopo piú un mese di pioggia. La moto nuova scalpita in garage per poter andare a fare un giro (giá, perché é la moto che scalpita, non io … ).

Perdo parte della mattinata per capire come montare la borsa da serbatoio, pazzesco, ho tutte le borse del mondo ma non ho ancora le staffe per montarle. Su questa il serbatoio é in plastica e le calamite della borsa non tengono. Alla fine ce la faccio e sono pronto a partire, destinazione Lago del Moncenisio, una delle mie strade preferite.

Parto, il caldo é giá insopportabile e sono solo le 11.30, chissá nel pomeriggio cosa diventerá ma tanto me ne vado in montagna (penso tra me e me). Mi sdraio un pó al sole, faccio due foto e la giornata é fatta. Rilassante, fuori dal mondo e dai problemi che ultimamente sembrano avermi preso di mira.

Arrivo a Susa, una cittá che ho frequentato per forse troppo tempo, invece di andare direttamente su al Moncenisio decido di fare un pó di rodaggio alle gomme. Sembra che il proprietario precedente proprio non avesse voglia di usarle se non in autostrada e decido per i tornanti di Gravere, il posto che piú si avvicina alla tenuta di una pista (ed i tanti incoscienti del sabato e della domenica dimostrano che lo sanno anche loro). Convinto di sfruttare le gomme al 100 per cento (tanto é un enduro, che mai ci vorrá a piegare ?) inizio ad affrontare i tornanti, ma con mia sorpresa, sia le gomme che la moto ne hanno piú di me (e parecchio). Decido di non strafare e mi dirigo verso il Moncenisio (S.S. 25) ma con mia grande sorpresa trovo un cartello di divieto di transito. Senza troppi commenti, solo divieto di transito sulla mia statale preferita. La giornata inizia storta, i miei piani sono giá in fumo.

Ormai sono qui e l’unica alternativa é salire a Ulzio, cosa che faccio con molta calma. Il mio morale non é dei migliori adesso, non vedo come la giornata possa cambiare piega. Sono in giro da solo, fa un caldo sahariano e sono su una strada che non gradisco e che non ho mai gradito, ma come sempre cerco di restare positivo.

Sosta a Ulzio, caffé e pit-stop e decido di andare avanti ancora un pezzo, insomma, é la mia prima uscita in solitaria dopo anni, un pó di tempo me lo posso anche prendere. Decido di arrivare fino al Monginevro.

Sorpresa, al Monginevro tutto é cambiato e non si passa piú in mezzo al paese, dove mi sarei fermato per fare inversione. Imbocco invece un tunnel che mi porta al di lá dell’abitato. Poco male, dovrebbe esserci una strada non male oltre il Monginevro. Decido di arrivare a Briancon e magari tornare da Bardonecchia, so che c’é una strada ma non so dove prenderla, qualcosa troveró.

Passo anche Briancon, non mi va di fermarmi in paese, mi fermo in una rotonda dove ci sono due ragazzi con un Guzzi (350 ?) che guardano la cartina. Chiedo dov’é la strada che porta a Bardonecchia e mi dicono “E’ avanti, c’é un cartello che indica Valle Stretta. Prendi quello e vai sicuro, la facciamo anche noi perchè tornare dal Moncenisio non si puó perché é chiuso”

Che dire, mi fido, hanno la cartina, sembrano conoscitori della zona e vado avanti. La strada continua, cartelli non se ne vedono, ma il tragitto é piacevole e ne faccio un tratto al seguito di un GS1200 a pieno carico. Resto impressionato dal fatto che per me é tutt’altro che facile tenere il suo passo. D’accordo, é la mia prima uscita, ma facevo il GS un moto piú tranquilla ed invece mi sorprende.

La strada continua, e perdo le speranze di girare per Bardonecchia, andiamo avanti.

Un cartello stradale, anzi due, attirano la mia attenzione: “Col de Lautaret”  , “Col du Galibier” . Quasi non ci credo, sono vicino a dei passi che ho sempre sognato e non potró farli, penso. Fará freddo, saranno lontani, non sulla mia strada, ed invece no. La strada era proprio quella del Galibier, e salendo salendo, seguendo il Guzzi di prima, per le strade ancora circondate di neve arriviamo in cima, a 2625 m. slm, un paradiso!

Giornata eccezionale, strada fantastica, moto incredibile. Adesso sono felice e la giornata ha preso la “piega” giusta … :D

Come altre cime importanti, anche questa é molto apprezzata dai ciclisti

Resta solo un problema, non so come tornare in Italia. Un ragazzo me lo spiega, devo andare avanti, seguire Modane, prendere per Lansleburg e poi Moncenisio. Dice che tanto non é un problema perché le moto possono passare anche se la strada è chiusa. Mi fido anche di lui.

Mi rimetto in sella, scendo dal Galibier, faccio il Telegraph e prendo direzione Modane. Che bello girare in Francia, le strade sono sempre tenute bene e pulite. Ogni tanto ci sono i Gendarmi ma vengono segnalati da chi arriva di fronte. Costeggio l’autostrada che porta al Frejus, la statale sembra un’autostrada tanto é larga e scorrevole.

Arrivato a Lansleburg e mi trovo davanti ad un cartello dove c’é scritto che l’accesso in Italia é interrotto causa strada rotta (perdonate la mia libera traduzione dal francese). Decido di proseguire comunque e convinco anche due ragazzi scozzesi a seguirmi. Si erano fermati davanti al cartello pensando di tornare indietro verso il Frejus ma li ho rassicurati dicendo che si poteva passare.

Salgo al lago del Moncenisio, al contrario del Galibier c’é un paesaggio irreale. Ci sono le nuvole basse, quasi nebbia e fa freddo. Ma la cosa piú incredibile é la strada che é totalmente deserta, non c’é nessuno!  O meglio, quasi deserta, vista la tranquillitá una marmotta decide di attraversare la statale proprio mentre sto passando e ci spaventiamo tutti e due (e soprattutto ringrazio San Brembo) ma entrambi poi continuiamo felici il nostro giro.

Alla ex frontiera francese mi trovo di nuovo davanti alla strada sbarrata e ad altri motociclisti, questa volta tedeschi, che non sanno cosa fare. A loro é stato detto che la strada é impraticabile e tornano indietro. Io decido di continuare e andare a vedere.

Dopo 3 km di nuovo la strada sbarrata, passo l’ostacolo e mi trovo di fronte fiume di pecore che stanno salendo verso il Moncenisio, posso solo fermarmi ed aspettare contando le pecore.

Proseguo. Finalmente arrivo a Bar Cenisio (luogo della frana) dove scopro che non si puó passare. Durante la giornata i motociclisti hanno forzato un pó troppo la mano e le forze dell’ordine hanno deciso di porre rimedio chiudendo il piccolo passaggio che era stato creato.

E adesso?

C’é chi dice di tornare indietro, chi dice di prendere un sentiero sterrato che tanto con la mia moto ce la faccio, chi dice (con buon senso) che basta aspettare e che prima o poi gli operari che stanno rimettendo a posto la strada se ne andranno ed allora non ci saranno piú problemi. E intanto arrivano gli Scozzesi che si sono fidati di me.

Aspettiamo, parlo con gli operai e mi dicono chiaramente che loro se ne stanno andando e che dopo possiamo passare. Il loro problema é che non possono lavorare mentre le moto gli passano sulla testa, come dargli torto?

Dopo un pó se ne vanno, spostiamo il tronco che sbarrava la strada ed arriva un gruppo di motociclisti che si trova il lavoro giá fatto, beati loro. In qualche modo si passa, chi ha l’enduro é sicuramente avvantaggiato ma alla fine le moto riescono tutte a passare e possiamo finalmente tornare in Italia (soprattutto non dover tornare indietro per prendere il Frejus o ripassare da Briancon).

Torno a casa che sono oramai le 8, tempo di vedere la partita degli Europei che purtroppo perdiamo ai rigori, ma é stata sicuramente una bellissima giornata.

Ecco la mappa del giro, con arrivo e partenza da Susa, per un totale di 209 Km.

Link google maps : Clicca qui

 

Considerazioni sulla moto dopo il primo girello ?

E’ comoda ma non riposante, secondo me la ruota da 21 stanca sulle strade molto tortuose, sicuramente dovró ritoccare il mio stile di guida e ricordarmi che entrare in curva con il freno davanti tirato é abbastanza impegnativo con questa moto. Consumi ragionevoli, con un pieno ho fatto praticamente 300 Km (e non andando a passeggio) per cui non mi posso lamentare, come assolutamente non mi posso lamentare delle prestazioni del motore, eccezionale.

Punti negativi che ho trovato e che conoscono tutti sono l’eccessivo calore che genera ed un’erogazione non troppo morbida in basso, che non facilita motociclisti con poca esperienza.